L’uomo di valore.

Recentemente mi sono imbattuto in questa frase che subito ha attirato la mia attenzione: “La grandezza dell’uomo di valore sta proprio nel saper dare e ricevere, nell’agire e nell’attendere, nell’essere mite e forte”.

In altre parole ci vuole armonia, quell’armonia che presuppone una personalità forte accompagnata dalla modestia, la forza e la tenacia del combattente, quando necessaria per raggiungere i propri obiettivi, accompagnata dall’umiltà, dalla nobiltà, dalla mitezza dell’animo.

Fondamentale è agire perchè senza azione non c’è successo e altrettanto fondamentale è attendere e, soprattutto, saper attendere. Spesso l’insuccesso è figlio solo del momento sbagliato: non forziamo gli eventi, ma ,attenti, sappiamo cogliere l’attimo opportuno per realizzare quello che dobbiamo o vogliamo!

Bisogna prendere l’esempio dalla ciclicità delle stagioni: c’è il momento della semina, quello dell’attesa, quello del raccolto, quello del riposo.

Dare e creare contributo sono bisogni fondamentali dell’uomo. Dare fa sentire importanti, crea connessione, è motivo di crescita per noi e per chi ci  è vicino e, tutto sommato, proprio per questo, non è molto difficile.

Spesso è, invece, difficile ricevere. C’è chi è stato educato solo a dare e a non chiedere mai perchè l’eventuale bisogno è visto come un segno di debolezza. C’è chi, spinto dall’orgoglio e dalla presunzione ritiene di aver bisogno solo della propria forza.

L’umiltà di saper ricevere è una grande cosa: possiamo ricevere tanto e da chiunque. Bisogna uscire dal guscio, aprirsi al mondo creando relazioni, contatti, scambi, con l’umiltà e il desiderio di apprendere e ricevere  e, soprattutto, la gratitudine, propri di un bambino.

Forse così facendo non si è conosciuti come uomini di successo ma si è sicuramente “uomini di valore” che trovano la loro grandezza proprio nel saper dare e ricevere, nell’agire e attendere, nell’essere mite e forte.

Valete! A presto,

Fausto

“Preghiera ad un Amico invisibile.”

Oggi voglio condividere alcune parole di Og Mandino, autore de “Il più grande venditore del mondo”, il libro dove trasmette le dieci regole, scritte sui famosi dieci rotoli, per avere arrivare al successo.

Le dieci regole sono importanti ma non bastano, il rischio è quello di compiacersi, di pensare di aver raggiunto l’obiettivo facendole proprie. Il nostro cammino non può fermarsi e ci porta a crescere con continuità e, con continuità, a creare contributo.

Ecco allora la “Preghiera ad un Amico invisibile” tratta dall’ultima parte de “Il più grande venditore del mondo – Parte II la fine della storia”.

“Mio speciale Amico, ti ringrazio perchè mi ascolti: Tu sai che sto faticosamente tentando di rispondere alla fede che Tu hai in me.

Ti ringrazio , inoltre, per questo luogo in cui dimoro. Fà che né il lavoro, né il divertimento, per quanto gratificanti e gloriosi, mi separino mai, a lungo, dall’amore che unisce la mia preziosa famiglia.

Insegnami a giocare al gioco della vita con lealtà, coraggio, fortezza e fiducia.

Mandami alcuni amici che mi capiscano e che rimangano tuttavia miei amici.

Concedimi un cuore capace di perdonare e una mente intrepida per continuare il viaggio anche se il cammino non è tracciato.

Dammi il senso dell’umorismo e un po’ di tempo per riposare.

Aiutami a lottare per raggiungere le più alte, legittime ricompense che merito, dell’ambizione e della buona sorte, e tuttavia non permettere mai io dimentichi di stendere una mano gentile in aiuto a coloro che hanno bisogno di incoraggiamento e assistenza.

Offrimi la forza di fronteggiare qualunque evento; la forza che mi renda coraggioso nel pericolo, paziente nelle tribolazioni, moderato nell’ira e sempre preparato ad ogni cambiamento della fortuna.

Mettimi in grado di offrire un sorriso e non un cipiglio, di dire una lieta parola gentile invece di parole ruvide ed amare.

Fa’ che io possa sempre comprendere il dolore degli altri e che mi renda conto che ci sono sventure nascoste in ogni esistenza, anche in quelle più invidiate.

Mantienimi sempre sereno in ogni attività della vita: né indebitamente vanaglorioso, né dedito al peccato, ancora più grave, dell’autodeprezzamento.

Nel dolore, possa la mia anima aver sollievo al pensiero che se non ci fosse l’ombra, non ci sarebbe la luce.

Nel fallimento, preserva la mia fede.

Nel successo, la mia umiltà.

Dammi la forza e l’equilibrio per fare in pieno la mia parte di lavoro, e anche qualcosa in più, nel modo migliore che posso; e quando sarà fatto, fermami, pagami il compenso che Tu vuoi e permettimi di dirti, con il cuore pieno d’amore, un “Amen” riconoscente.”

Auguri!

Valete! A presto,

Fausto

Facciamoci un regalo: guardiamo avanti!

Mi capita spesso di incontrare situazioni dove i “sintomi” possono essere definiti “funzionali”, sono cioè conseguenza di un’alterata funzione senza che ci sia necessariamente una situazione di danno strutturale accertabile con gli esami strumentali. Spesso, questi disturbi sono di origine psicosomatica, ovvero sono la manifestazione fisica di un disagio a livello emotivo.

Un’emozione che si trova spesso è la rabbia, ma non la collera esplosiva, la rabbia ormai trasformata in amarezza, risentimento, rancore, quelle emozioni che allontanano dal perdono e fanno chiudere il cuore.

E’ vero c’è stata una causa, magari lontana anni, ma è giusto vivere nel passato, soffrire nel presente e sabotare il futuro?

In questi casi si  è spesso in presenza di un difetto di responsabilità, intesa come respons-abilità, la capacità, cioè, di dare la giusta risposta. Ed allora si creano quelle situazioni in cui una persona si sente vittima della sorte. Cosa ho mai fatto di male per meritarmi tutto questo? Ho dato tanto e questa è la ricompnsa? Non è giusto!

E’ vero, forse non è giusto, ma ormai è andata così: chi si sente vittima e continua a farlo, diventa, soprattutto, vittima di se stesso.

Il trucco per uscire da questa situazione sta nello sfruttare quelle risorse e quelle qualità che si sono dovute esercitare o creare nostro malgrado facendo di necessità virtù e unirle ai nostri talenti, quelli che ci rendono unici e speciali, per far la differenza domani cominciando dall’oggi.

Il primo passo forse è difficile ma l’incedere diventa sempre più veloce e piano piano si può anche iniziare a correre. Basta guardare avanti!

Valete! A presto,

Fausto

Stanchezza cronica e Fibromialgia.

Nell’ultimo anno mi è capitato di vedere alcuni pazienti i quali mi hanno riferito di soffrire chi di sindrome da stanchezza cronica chi di fibromialgia.

Sono due nomi che non si riferiscono ad una malattia ma ad un quadro di sintomi, la causa dei quali è spesso ignorata.

I casi riscontrati  sono in aumento e si calcola che, in Italia, i soli casi di sindrome da stanchezza cronica siano circa 300.000,

anche se siamo in presenza di un concetto, quello di stanchezza, che non è chiaro. Per chiarezza riporto di seguito la definizione di questa sindrome redatta dall’Associazione Italiana Sindrome da Stanchezza Cronica:

“una fatica cronica persistente per almeno sei mesi che non è alleviata dal riposo, che si esacerba con piccoli sforzi, e che provoca una sostanziale riduzione dei livelli precedenti delle attività occupazionali, sociali o personali ed inoltre devono essere presenti quattro o più dei seguenti sintomi, anche questi presenti per almeno sei mesi: disturbi della memoria e della concentrazione così severi da ridurre sostanzialmente i livelli precedenti delle attività occupazionali e personali; faringite; dolori delle ghiandole linfonodali cervicali e ascellari; dolori muscolari e delle articolazioni senza infiammazione o rigonfiamento delle stesse; cefalea di un tipo diverso da quella eventualmente presente in passato; sonno non ristoratore; debolezza post esercizio fisico che perdura per almeno 24 ore. Ovviamente devono essere escluse tutte le condizioni mediche che possono giustificare i sintomi del paziente, per esempio ipotiroidismo, epatite B o C cronica, tumori, depressione maggiore, schizofrenia, anoressia nervosa, abuso di sostanze alcoliche ed obesità.”

Questa sindrome non ha relazione con la depressione anche se è normale che una persona, non stando bene, abbia di conseguenza anche qualche sofferenza emotiva. Ad oggi, ufficialmente, non c’è terapia medica che possa guarire in modo completo la malattia anche se si sono potuti notare miglioramenti sia con terapia farmacologica con corticosteroidei, integratori, etc, che modificando lo stile di vita.

Fibromialgia è , invece, una sindrome caratterizzata da dolore muscolare cronico diffuso e associato a rigidità con indici dell’infiammazione che agli esami risultano essere nella norma. Il dolore è migrante, può cioè cambiare di localizzazione e la somministrazione dei comuni antidolorifici non produce effetto. Oltre al dolore, in questo caso, c’è spesso un disturbo dell’umore e del sonno, il tutto accompagnato da affaticamento cronico.

Le cause esatte di questi quadri sintomatologici sono ancora sconosciute e c’è confusione a riguardo.

Ho osservato, nei casi visti, la presenza costante di “acidosi  metabolica” che può avere sia una causa chimica, dovuta a scorrette abitudini alimentari e all’abuso di farmaci, che psicologica, dovuta a cattive emozioni persistenti o traumi emotivi non superati.

Il corpo deve  mantenere il pH sanguigno costante e, per fare questo, elimina acidi attraverso le urine con la funzione renale. Quando questo non basta il corpo comincia a togliere calcio dai muscoli e dalle ossa per neutralizzare gli acidi formando dei sali. Il primo effetto che si ha è quello di creare, a livello osseo, osteoporosi e, a livello muscolare, deficit di funzione e contrattilità con stanchezza muscolare, dolori, spasmi, crampi, etc..

Anche le situazioni di stress creando una condizione di all’erta creano spasmo e va da sè che uno spasmo prolungato porti a sofferenza muscolare, deficit di circolazione, sofferenza neurologica,etc..

Non dimentichiamo poi che in presenza di problemi posturali con conseguente anomalia di funzione questo quadro risulta amplificato e porta ad una cronicizzazione spesso accompagnata da infiammazione..

Ricordiamo l’importanza della bocca, di una buona salute dentale e di una corretta occlusione senza la quale possono crearsi manifestazioni definite discendenti negli altri distretti corporei. Questa è una situazione frequentissima e alla quale, ahimè, non viene ancora data la giusta importanza.

Detto questo, ritengo che questi quadri sintomatologici possano essere tenuti sotto controllo osservando la persona nella sua globalità. E’ vero che non c’è certezza assoluta ma l’evidenza clinica dimostra che possibili sentieri di cura sono percorribili con successo.

Valete! A presto,

Fausto

Mi fa male la schiena? Ho male a un ginocchio? Che sia un problema di denti?

Il corpo tende per natura a guarire e, affinchè possa farlo, è fondamentale rimuovere le cause della sofferenza. Tali cause possono essere però in distretti lontani tra di loro e si manifestano con sintomi a distanza. Fondamentale, allora, ben interpretare i segnali che il corpo ci da e fare attenzione al suo linguaggio.

Lo squilibrio della colonna vertebrale che caratterizza un atteggiamento viziato di tutto il corpo è la conseguenza di molti fattori. Vi sono fattori sistemici come l’età, l’obesità, l’influenza genetica, i dismetabolismi, ecc.. Vi sono anche patologie proprie della colonna, quali scoliosi, esiti di traumi, artrosi, ecc..

 Le cause più frequenti sono, però, gli squilibri muscolari su base funzionale.

Capita spesso di incontrare  una persona che non presenta  una patologia specifica sistemica o organica, che ha un normale sviluppo muscolo-scheletrico e che ha effettuato i comuni esami di laboratorio, radiografici, ecc. con esito negativo. Una persona, quindi, apparentemente sana che però accusa una patologia algico-disfunzionale caratterizzata dalla comparsa di uno solo oppure di una combinazione dei seguenti sintomi: mal di testa, dolori al trigemino, vertigini, acufeni, diminuzione dell’udito, torcicollo, cervicalgia, rachialgia, dorsalgia, gonalgia, lombalgia, sciatalgia, parestesie agli arti, problemi di equilibrio, difficoltà alla deambulazione, stanchezza, stanchezza cronica, fibromialgia.

Possiamo trovarci, quindi, in presenza di una  sindrome molto varia nelle sue manifestazioni e di una persona che si è sottoposta e si sottopone a a continui accertamenti specialistici, di laboratorio e strumentali senza arrivare a una diagnosi certa e a un trattamento risolutivo e che, spesso, ricorre all’assunzione di farmaci contro il dolore e, a volte, di psicofarmaci, per avere qualche parziale e poco duraturo beneficio.

Fondamentale in questi casi è un esame posturale a 360° al fine di individuare la reale causa della sofferenza che spesso ha sede nella bocca.

L’occlusione ha un ruolo fondamentale nell’equilibrio posturale e i denti funzionano vcome dei sensori deputati alla regolazione sottile nello spazio del corpo. Basta una piccola anomalia e si genera una situazione di adattamento e di compensazione che attraverso i muscoli viene trasmessa lungo le catene muscolari  verso il basso, creando flessioni e rotazioni che possono con la loro persistenza nel tempo creare sofferenza in vari distretti.

Ad alterata fisiologia segue alterata funzione che, col tempo, può generare danno strutturale spesso accompagnato da una componente infiammatoria e da sintomatologia dolorosa.

Non dimentichiamoci poi che una corretta postura, oltre che essere importante per la colonna vertebrale, è la base sulla quale poggiano altre funzioni quali la corretta deglutizione, la respirazione, la circolazione arteriosa e venosa, il drenaggio linfatico, l’innervazione.

Occhio alla bocca allora! E’ più importante di quanto, spesso, si pensi.

Valete! A presto,

Fausto

Fare dono.

“Lo psichiatra austriaco Victor Frankl è sopravvissuto ai campi di concentramento nazisti e, nel libro sconvolgente scritto su quell’esperienza, evoca  quello che a molti internati permetteva di reggere nonostante tutto.

Anche se le sue osservazioni non hanno valore di prova scientifica, le sue conclusioni concordano con quelle degli studi effettuati: per vivere in un universo freddo e indifferente si deve dare un significato alla propria esistenza, collegarsi con qualcosa.

Nelle situazioni disperate, suggerisce Frankl, non bisogna chiedere alla vita quello che può fare per noi, ma domandarci che cosa possiamo fare noi per lei. Può semplicemente voler dire svolgere il proprio lavoro con più generosità, nella costante consapevolezza di quello che può dare agli altri.

Madre Teresa di Calcutta, senza dubbio l’incontrastato simbolo della compassione del XX secolo, diceva: “Non cercate azioni spettacolari: ciò che conta è che diate qualcosa di voi stessi. Ciò che conta, è il grado di compassione che mettete nei vostri gesti“.   “                                     ( Tratto da Guarire di  David Servan-Schreiber).

Valete! A presto,

Fausto

L’ultimo “dan”.

Nelle arti marziali, si inizia con la cintura bianca e si arriva, via via, alla cintura nera. Dopo il conseguimento della cintura nera ci sono una serie di perfezionamenti chiamati dan. Questi perfezionamenti sono, teoricamente, infiniti.

Non esiste un ultimo dan, perchè si può sempre migliorare.

E’ proprio vero, per quanto bravi possiamo essere, esistono sempre margini di miglioramento e di crescita. Ricordiamoci che tutto quello che non cresce muore!

Alleniamoci allora, con umiltà, ad avere una mente illuminata, un forte braccio ed un cuore aperto, sempre pronti a dare così come a ricevere.

Se siamo davanti ad una lunga strada, rallegriamoci, perchè già questo è un dono.

Passo dopo passo, abbiamo la possibilità di percorrere grandi distanze, di andare verso l’ultimo dan che, comunque, sappiamo, non esiste ma penso  non ci sia  modo migliore di vivere la nostra vita.

Valete! A presto,

Fausto

Stringi i denti!!!

 

C’è crisi! Tieni duro, stringi i denti!

Siamo tutti d’accordo: è un comune modo di dire che descrive una  cosa normale. In situazioni d’emergenza, quando si ha bisogno di reclutare forza o di fare uno sforzo più intenso degli altri, si stringono i denti.

E’ un comportamento fisiologico che avviene in situazioni particolari ed in certi momenti, con una durata, più o meno, limitata nel tempo.

In Medicina Cinese il picchittamento ripetuto dei denti in chiusura è una tecnica per “pompare” energia dal Rene, organo deputato alla sua produzione, al resto del corpo.

Lo stringere i denti può, però, trasformarsi anche in una condizione di sofferenza quando, superata la fisiologia, si trasforma in “bruxismo“, che non è una malattia ma una parafunzione, una funzione, cioè, dove la forza usata è eccessiva e il movimento è compiuto senza che ci siano degli scopi funzionali quali il masticare e il deglutire.

Il bruxismo si può presentare in due modi: il serramento  ed il digrignamento.

Si ha serramento quando le contrazioni avvengono senza movimenti laterali dei muscoli masticatori.

Nel digrignamento si hanno, invece, anche movimenti mandibolari laterali.

Questa parafunzione, se dura nel tempo, può creare vari traumi all’apparato stomatognatico, con usura delle faccette articolari dei denti, dolori, crampi e limitazione dei movimenti.

Sicuramente è fondamentale, in questi casi, togliere tutte le possibili cause dentali ed occlusali. Spesso, però, questa situazione è la manifestazione di uno stato di stress ed in questo caso il bruxismo è un modo del corpo di scaricare le proprie tensioni.

Diventa allora fondamentale un approccio a 360° al problema ed una presa di consapevolezza che permetta di riportare in fisiologia le funzioni, i comportamenti e le reazioni.

Valete! A presto,

Fausto

Alimentazione, integrazione, supplementazione e doping.

Normalmente la quantità di nutrienti e liquidi sufficienti a mantenere un buono stato di salute e a permettere la normale attività fisica è fornita da una dieta corretta ed equilibrata che tenga conto della costituzione e del dispendio energetico di ognuno.

Logicamente, se una persona fa sport e, in modo particolare, se lo pratica a livello agonistico, consuma più degli altri e col tempo potrebbe crearsi una carenza di nutrienti necessari per svolgere in modo ottimale l’attività fisica con conseguente alterazione dello stato di salute.

Ecco allora che diventa “atto medico” andare ad integrare ciò che si è perso. Riportare il fisico ai parametri ideali di salute diventa fondamentale per non creare danni e perchè la prestazione fisica si mantenga al top e permetta un corretto allenamento ed una migliore performance.

Diverso è , invece, il discorso della supplementazione. Troppo spesso incontro persone che, perchè fanno sport regolarmente, supplementano nurienti, vitamine, minerali, aminoacidi, etc., senza una regola e senza prestare attenzione al fatto che , spesso, le quantità dei prodotti assunti vanno ben oltre le reali necessità.

Tutto ciò che non è utilizzato dal corpo deve essere eliminato o accumulato e sottopone il fisico ad un maggiore stress con logiche conseguenze sullo stato di salute e sulla prestazione.

Doping è, invece, l’assunzione di sostanze appartenenti a classi proibite di agenti farmacologici e/o l’utilizzo di metodi proibiti per migliorare la performance atletica, atti questi che contravvengono all’etica dello sport e della scienza medica.

Non voglio qui elencare i vari danni fisici che possono derivare da questi comportamenti.

L’obiettivo fondamentale deve essere quello di fare sport, a livello agonistico o non, mantenendo e, meglio ancora, incrementando lo stato di salute.

Fondamentale in questo senso la corretta dieta e l’integrazione là dove necessaria, affinchè l’allenamento sia produttivo ed incrementi le capacità.

Il viaggio verso l’eccellenza prevede poi, oltre la preparazione fisica, anche la preparazione tecnica, quella tattica e, soprattutto, l’allenamento mentale. Integrando questi quattro aspetti si può davvero fare la differenza!

Valete! A presto,

Fausto

The Team.

Per raggiungere un obiettivo è spesso necessario un lavoro d’équipe, e, per raggiungere una meta insieme agli altri, bisogna lavorare con la mente del gruppo, la quale deve tendere a una forma perfetta di armonia dove non è permessa l’intromissione da parte dell’ego dei singoli.

Ogni persona coinvolta nel progetto onora il lavoro, i talenti e le capacità degli altri e si adopera per completare ed arricchire con le sue qualità e le sue azioni la parte del mosaico fatta dagli altri.

Il mondo dello sport ci propone uno splendido esempio di questa verità ormai da qualche anno: basta guardare il grande Barcellona di Messi e Guardiola.

E’ un gruppo di grandi solisti che formano un’orchestra unica e fantastica dove chiunque sia chiamato a fare l’interprete si mette a disposizione, con umiltà,  per raggiungere il fine comune.

C’è molto da imparare. Veramente da applausi!

Valete! A presto,

Fausto

Iscriviti

Get every new post delivered to your Inbox.